Il termine omeopatia deriva dal greco ὅμοιος (homoios, simile) e πάθος (pathos, malattia). La medicina omeopatica si contrappone alla medicina allopatica (da ἄλλος, allos, altro) che è la medicina correntemente usata.

L’omeopatia nasce in Germania, fondata da Samuel Hahnemann (1755–1843) e si basa sul principio “Similia similibus curantur”, cioè il “simile cura il simile”. Hahenemann era un medico, estremamente colto, conoscitore di ben otto lingue, tra cui l’ebraico, il greco e il latino, già noto all’età di 35 anni. Ad un certo punto della sua carriera voltò le spalle alla medicina tradizionale per una crisi di coscienza. Si era reso conto che spesso le medicine allopatiche che usava intossicavano e danneggiavano i pazienti, più di quanto riuscissero a curarli. Naturalmente si parla della medicina dei primi anni del 1800, che usava il mercurio in dosi ponderali e prescriveva salassi per purificare l’organismo dalle malattie.

Durante la sua crisi Hahnemann, per guadagnare e mantenere la famiglia, iniziò a tradurre testi medici e così scoprì che un medico inglese, Cullen, descriveva delle febbri intermittenti nei lavoratori della China, del tutto simili alle febbri della malaria, che la China stessa curava. Così Hahenemann decise di provare su se stesso la China e poi anche altre sostanze, annotando i sintomi che esse causavano sull’uomo sano e ipotizzò che la malattia venisse guarita in modo diretto da un rimedio capace di produrre nel corpo sano una malattia artificiale, simile per quanto è possibile alla malattia stessa che si vuole annientare. Cominciò a sperimentare su persone sane trovando conferma nelle sue teorie.

Nel 1810 venne pubblicata la prima edizione dell’Organon, un libro-manifesto delle sue teorie e delle sue scoperte. Venne osteggiato dai medici dell’epoca, ma la medicina omeopatica continuò a diffondersi e progredire.

Di estrema importanza, per Hahnemann, fu da subito il problema della dose. Disgustato dai danni che le dosi ponderali dei medicamenti dell’epoca causavano, Hahnemann decise di ridurre le dosi fino all’imponderabile e trattò le sostanze triturandole, diluendole nell’acqua e agitandole (dinamizzandole), scoprendo —per ragioni tutt’ora sconosciute— che all’aumentare della diluizione aumenta l’efficacia delle sostanze.


Il Prof. Giacinto Viola scrisse nel 1935 alla voce Omeopatia dell’Enciclopedia Italiana Treccani: “Hahnemann fu un precursore dell’odierno indirizzo individualistico nella clinica, di fronte alla standardizzazione della terapia che imperversò dopo di lui fino ai giorni nostri. E dal principio dell’individualizzazione dei sintomi passò con facilità a quello dell’unità dell’organismo individuale, altra grande conquista del pensiero medico antico e modernissimo. Grandissimo fu dunque il campo delle felici intuizioni del fondatore dell’Omeopatia. […] Basterebbe questo merito per mettere Hahnemann fra gli uomini più geniali del suo tempo […]“.


Tra le scuole di omeopatia italiana, la SIMOH è stata istituita nel 1991 in forma di società cooperativa senza finalità speculative grazie all’iniziativa ed all’opera del Prof. Antonio Negro (1908–2010), già allievo del Prof. Nicola Pende.

L’omeopatia tutt’ora viene studiata e sperimentata su soggetti sani, e codificata sulla base di rigorose osservazioni clinico-terapeutiche, in tutto il mondo. Il suo principio fondamentale si basa sul fatto che non si cura la malattia, ma il malato, con il suo complesso di sintomi diverso da quello di ogni altro malato. L’omeopatia in Italia è praticata solo ed esclusivamente da medici, che sono gli unici che possono conseguire i diplomi necessari. Non ha effetti collaterali, cura dolcemente e guarisce in profondità.